Descrizione

 

Madonna Odigitria di Smolensk

Russia Centrale, metà XIX secolo

Dimensioni: cm. 53.00 x 44.00

Pittura a tempera su legno

 

Certificato di autenticità

Madonna Odigitria di Smolensk

Nell’ortodossia l’icona è più che una semplice raffigurazione di carattere religioso: è il luogo della presenza del divino, una presenza figurata del trascendente, filtrata attraverso il simbolo, ma reale.

Al tempo stesso l’icona trova la sua giustificazione e la stessa possibilità di esistere nella rispondenza tra la raffigurazione e il raffigurato, tra l’immagine e il prototipo.

Se la tradizione vede nelle icone del Salvatore l’autentica “somiglianza” con il volto di Cristo, trasmessa all’uomo attraverso l’effigie dell’Acheropita, analogamente vuole che le immagini mariane riproducano le reali sembianze della Vergine: l’evangelista Luca avrebbe ritratto Maria, creando dei prototipi che garantiscono la “fedeltà” della raffigurazione iconografica della Madre di Dio. Una delle immagini attribuite dalla tradizione a San Luca è la Madonna Odigitria, che sarebbe stata realizzata per  il governatore di Antiochia Teofilo.

L’appellativo di “Odigitria” inteso come “Colei che mostra il cammino” finì per associarsi all’immagine, fino a trasferirsi alla raffigurazione della stessa, alla posa della Madonna: l’Odigitria, che indica con il contenuto gesto della mano destra il Bambino, è “Colei che indica la via”, cioè il figlio, Colui che è la via, la verità, la vita.

La Madonna di Smolensk  (Smolenskaja Bogomater) appartiene al tipo fondamentale di raffigurazione mariana della Vergine Odigitria, di cui forse è il tipo più diffuso e popolare in Russia. L’icona apparve per la prima volta in Russia nel 1046, quando l’imperatore Costantino Monomaco, nel dare in sposa la figlia al russo Vsevolod Jaroslavic, principe di Cemigov, la benedisse con l’immagine della Madonna Odigitria.

L’immagine passò quindi al figlio di Vsevolod, il grande Principe Vladimir Monomach, che la portò nella città di Smolensk e la collocò nella Cattedrale della Dormizione (Assunzione) della Vergine, da lui costruita nel 1101. Da allora assunse la denominazione di Madonna di Smolensk e divenne senz’altro il tipo di Odigitria maggiormente diffuso in Russia.

La storia dell’icona si intreccia con le principali vicende storiche del paese. Le si attribuiscono prodigi all’epoca della disastrosa invasione tartara che colpì Smolensk nel 1237. Nel 1398, all’epoca dell’invasione di Tamerlano, l’immagine fu trasportata a Mosca. Nel 1465, durante il regno di Vsilij III, l’oscuro bisnonno di Ivan il Terribile, una delegazione di cittadini di Smolensk, guidata dal vescovo, si recò a Mosca per chiedere la restituzione dell’icona. Lo Zar, ritenendo di non poter tenere prigioniera la Regina del mondo, ne fece eseguire una copia e restituì l’originale ai cittadini di Smolensk. La restituzione fu accompagnata da solenni celebrazioni e un’enorme processione accompagnò l’immagine fino a un monastero alla periferia di Mosca. Qui, nel 1524, il padre di Ivan il Terribile fece edificare il celebre Monastero delle Vergini, per commemorare la restituzione della città di Smolensk  alla Russia da parte della Polonia, alla quale era stata ceduta nel 1408.

Infine, nel 1812, durante la campagna contro Napoleone, l’icona della Madonna di Smolensk accompagnò le truppe russe; e alla vigilia della battaglia di Borodino fu portata in processione nel campo. Dopo la vittoria, per volontà dello stesso generale Kutuzov, l’immagine fu riportata a Smolensk, dove giunse il 5 novembre, giorno in cui si commemora la vittoria sui Francesi per intercessione della Vergine. L’icona della Madonna di Smolensk si festeggia invece il 28 luglio.

Questa la ricca storia dell’immagine. Sotto l’aspetto iconografico, la Madonna di Smolensk non differisce dal prototipo bizantino dell’Odigitria. La Vergine si presenta frontalmente; con il braccio sinistro regge il Bambino, mentre la mano destra è protesa per indicarlo. Cristo è seduto, raffigurato pure di fronte. La sua mano destra è sollevata nella benedizione, mentre la  sinistra stringe una pergamena.

Il volto di Maria conserva la ieratica solennità che contraddistingue il canone della Vergine Odigitria, benché la severità dell’immagine, in tipico stile bizantino, sia notevolmente addolcita. I tratti sono classicamente allungati, assottigliati e caratterizzati dalle tradizionali stilizzazioni. Centro espressivo dell’immagine sono i grandi occhi di Maria, che colpiscono per la suggestiva profondità dello sguardo.

Sotto l’aspetto cromatico l’immagine dell’icona in esame è dominata da una gamma di colori caldi e una equilibrata presenza di oro, che, esaltando la sobria bellezza dell’immagine, conferiscono all’antica tavola un tocco di particolare raffinatezza.

L’icona, della scuola di Palech, si presenta in ottimo stato di conservazione e senza evidenti segni di restauro, è da ritenersi ottimo pezzo da collezione.

 

Mario Mossa